lunedì 25 maggio 2009
domenica 24 maggio 2009
domenica 10 maggio 2009
LA POESIA HA LE ALI DI CARTA

La poesia c’è, se la vuoi vedere. E, parafrasando Don Marquis, riconoscerla è come sentire l’eco di un petalo di rosa buttato nel Grand Canyon. La poesia può essere misteriosa e non è certamente soltanto quella scritta con le parole. Magari la trovi nel bianco della pagina che intervalla i versi perfetti di un poema di Montale o di Bertolucci o di Quasimodo o di Ungaretti o nei sonetti di Shakespeare.
Bisogna avere occhi e anima per riuscire a riconoscerla e amarla. E, se ce la fai, sarai premiato dall’attimo di riflessione che ti assale, dall’umidore che ti appanna la vista, da un piccolo sospiro del quale magari ti vergogni, ma del quale sei geloso.
Ieri, a Salisburgo, si sono concluse le gare per incoronare il miglior lancio, anzi, il miglior lanciatore di aeroplanino di carta. Si tratta del secondo Campionato Mondiale. Alla competizione hanno partecipato 253 «piloti» che hanno superato i 613 tornei nazionali di qualificazione in 85 Paesi, per un totale di oltre 37 mila partecipanti.
Trentasettemila poeti. E tutti universitari in corso d’opera.
Questo mi fa ben sperare. Forse sta crescendo una generazione di uomini nuovi che sanno cosa vuol dire sostenere con il pensiero e l’applicazione, perché no, un sogno che sembra esile soltanto a chi non lo capisce e, magari, ne ride. I nostri finalisti erano soltanto tre: Stefano Sbarra di Bergamo, Marino Brundu di Cagliari e Antonio Terrone di Napoli. Mi fa un grande piacere ricordarne i nomi. Non so se uno di loro ha vinto e non voglio neppure sapere chi si è portato a casa la Coppa. Non ha importanza. Quella era poesia. «E la poesia si ricompensa da sola».

Mina, La Stampa, 3 maggio 2009
sabato 9 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
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